← Blog · Outreach B2B
Outreach · Cold Email · Deliverability · Vendite B2B

Email plain text o HTML
nel cold outreach B2B?

In questo articolo
  1. La tesi: non è HTML sì o no
  2. Tre formati diversi
  3. Cosa sappiamo sulla deliverability
  4. La percezione del destinatario
  5. Quando usare ciascun formato
  6. Perché lo facciamo in Outreach AI

Quando un'azienda inizia a fare outreach, una delle prime domande è spesso molto concreta: le email devono avere logo, colori, immagini e pulsanti oppure devono sembrare una normale email scritta da una persona?

Molte attività di marketing usano giustamente template HTML strutturati. Ma il cold outreach B2B ha un obiettivo diverso: non distribuire un contenuto promozionale a un pubblico che ci conosce già, ma ottenere abbastanza attenzione da aprire una conversazione con una persona che spesso non ci conosce affatto.

Per questo in AI Evolution oggi privilegiamo messaggi molto semplici nel primo contatto. È una scelta intenzionale. Ma la ragione è più articolata di una formula come “HTML finisce nello spam”, che sarebbe tecnicamente troppo semplicistica.

La tesi: il problema non è “HTML sì o HTML no”

Un'email HTML non è automaticamente una newsletter e non viene automaticamente penalizzata dai provider. Google, nelle proprie linee guida per i mittenti, prevede esplicitamente l'invio di email HTML e richiede che siano correttamente formattate. La deliverability dipende da un insieme di fattori molto più ampio: autenticazione del dominio, reputazione, spam rate, qualità dei destinatari, comportamento di invio, contenuto e struttura del messaggio.

Allo stesso tempo, nel cold outreach esiste una differenza concreta tra un messaggio che sembra una comunicazione personale e un messaggio che sembra una campagna marketing.

Il problema non è l'HTML come tecnologia. È usare nel cold outreach il linguaggio visivo e tecnico dell'email marketing di massa.

Logo in testata, banner, più immagini, pulsanti, layout a colonne, link tracciati e footer promozionali possono essere perfettamente appropriati in una newsletter. Nel primo messaggio inviato a un prospect che non conosce il mittente, però, possono creare una distanza inutile tra il modo in cui il messaggio si presenta e ciò che dovrebbe essere: l'inizio di una conversazione tra due persone.

Plain text, minimal HTML e template HTML: non sono la stessa cosa

La contrapposizione “plain text contro HTML” è utile per parlarne rapidamente, ma tecnicamente semplifica troppo. Nella pratica conviene distinguere almeno tre formati.

1 · Text/plain
Plain text reale

Solo testo. Nessuna formattazione HTML, immagine, tracking pixel o layout. È la forma più vicina a una normale email personale.

2 · HTML leggero
Minimal HTML / plain-text style

Tecnicamente HTML, ma visivamente semplice: testo, pochi link utili, eventuale firma leggera. Nessun template grafico da campagna.

3 · HTML strutturato
Designed HTML

Logo, immagini, pulsanti, layout, colori, banner e altri elementi di branding. È il formato tipico di newsletter e marketing email.

Lo standard MIME permette anche di inviare lo stesso messaggio in versioni alternative, per esempio testo semplice e HTML. Per questo una mail può avere una struttura tecnica più complessa di ciò che il destinatario vede sullo schermo.

Cosa sappiamo davvero sulla deliverability?

Qui conviene distinguere evidenza osservazionale, test di performance e linee guida dei provider.

2,2 M
Cold email analizzate da Hunter per confrontare campagne plain text e HTML inviate dai propri utenti nel 2025.
Hunter.io, gennaio 2026
+652%
Differenza media di bounce riportata da Hunter nella sezione dati tra campagne HTML e plain text.
Dato osservazionale, non A/B test controllato
10+
Test A/B citati da HubSpot nei quali le varianti con design più semplice hanno superato quelle più ricche di elementi HTML.
HubSpot, articolo aggiornato 2025

Il dato Hunter è forte, ma va letto correttamente

Hunter ha analizzato 2,2 milioni di cold email e ha rilevato una forte differenza nei bounce tra campagne HTML e plain text. Nella sezione metodologica dell'articolo riporta un bounce medio delle campagne HTML superiore del 652% rispetto al plain text.

È un segnale interessante, soprattutto perché riguarda direttamente il cold outreach. Ma Hunter specifica anche una cosa fondamentale: non si tratta di un esperimento A/B controllato. Chi usa plain text potrebbe, per esempio, essere anche più attento alla verifica degli indirizzi o adottare pratiche di invio differenti.

Correlazione non significa causalità. Il dato suggerisce che vale la pena testare il formato, ma non dimostra che sia il codice HTML, da solo, a causare il bounce.

La stessa fonte sottolinea infatti che l'HTML non è “cattivo” in assoluto: Hunter dichiara di inviare volumi molto elevati di email HTML senza problemi. Il rischio aumenta quando struttura, tracking, immagini e comportamento di invio rendono una comunicazione cold più simile a un invio marketing di massa.

HubSpot: più semplice tende a performare meglio, ma il contesto è diverso

I test pubblicati da HubSpot riguardano soprattutto email marketing, non cold outreach. Sono quindi una fonte utile per comprendere il rapporto tra ricchezza visuale e comportamento del destinatario, non una prova diretta sulla deliverability del cold email.

HubSpot segnala che, in oltre dieci test A/B, le varianti più semplici hanno ottenuto risultati migliori delle versioni più ricche di HTML. In alcuni test riportati, la variante semplice ha generato il 42% di click in più rispetto alla versione con GIF; un template HTML con immagini ha prodotto il 51% di click complessivi in meno; e un HTML più semplice ha generato il 30% di click in più rispetto a uno più ricco.

C'è però un dettaglio tecnico importante: quelle che HubSpot definisce “plain-text email” nei test conservavano hyperlink e tracking pixel. Erano quindi email visivamente semplici, ma non necessariamente text/plain puro.

Il dato più interessante non è quindi “HTML perde”. È che ridurre gli elementi visuali e avvicinare l'email a una normale comunicazione one-to-one può migliorare la risposta del destinatario.

Cosa dicono Google e Microsoft

Le linee guida di Gmail non indicano l'HTML come un fattore negativo in sé. Google richiede invece autenticazione corretta, conformità agli standard dei messaggi e, per le email HTML, markup valido. Per i mittenti ad alto volume diventano inoltre centrali spam rate, DMARC e gestione delle disiscrizioni.

Microsoft documenta allo stesso modo l'email come formato MIME capace di trasportare plain text, HTML o entrambe le versioni. Nella documentazione sulla progettazione email raccomanda inoltre design semplici per ridurre problemi di rendering e complessità.

Quindi la deliverability non si risolve scegliendo una casella tra “plain text” e “HTML”. Formato, autenticazione, reputazione, qualità dei dati e comportamento di invio lavorano insieme.

Il formato conta, ma non è la prima variabile di deliverability.

Le evidenze più solide riguardano autenticazione, reputazione del mittente, qualità e pertinenza della lista, complaint, bounce e stabilità dei volumi. Il vantaggio di un formato leggero e di pochi link è invece più contestuale.

Se autenticazione, reputazione e qualità della lista sono sbagliate, togliere il logo non risolve il problema.

La seconda variabile: come il destinatario interpreta il messaggio

Nel cold outreach il filtro più importante non è sempre quello automatico. C'è anche il destinatario.

Una persona che riceve per la prima volta una comunicazione da un'azienda sconosciuta decide molto rapidamente in quale categoria mentale inserirla. Un layout con logo, hero image e pulsante CTA assomiglia immediatamente a una comunicazione promozionale. Un messaggio breve e sobrio assomiglia invece di più a ciò che riceviamo quotidianamente da colleghi, fornitori e altri interlocutori professionali.

Questo non significa che un'email semplice sia automaticamente credibile. Un testo generico, aggressivo o chiaramente automatizzato resta tale anche senza immagini. Il formato non sostituisce la rilevanza.

Il vero opposto di un template di massa non è il plain text. È la rilevanza.

Nel dataset Backlinko su 12 milioni di outreach email, la personalizzazione dell'oggetto è associata a un incremento del reply rate del 30,5% e la personalizzazione del corpo a un incremento del 32,7%. Sono dati correlazionali, non una prova causale, ma indicano che il contesto del destinatario può contare molto più della decorazione del messaggio.

È però utile distinguere tra livelli diversi di personalizzazione:

Livello 1
Token automatico

Nome, azienda, ruolo. Utile come base, ma da solo dimostra poco: “Ciao Laura, ho visto che lavori in Alfa S.r.l.” resta un messaggio facilmente replicabile.

Livello 2
Personalizzazione contestuale

Un fatto reale: assunzione, progetto, mercato, tecnologia, espansione o altra informazione pertinente alla persona e all'azienda.

Livello 3
Rilevanza causale

Il fatto osservato spiega anche perché la proposta potrebbe essere utile proprio adesso. È il livello più vicino a una vera ipotesi commerciale.

Un'email semplice funziona solo se anche il contenuto sembra meritare una conversazione: prospect corretto, contesto reale, motivo comprensibile per il contatto e messaggio coerente con quella persona.

È qui che il formato si collega alla nostra filosofia di outreach: meno attenzione al “vestire” il messaggio e più attenzione a perché quella specifica persona dovrebbe trovarlo pertinente.

Tracking e link: aggiungere solo ciò che serve davvero

Il formato non riguarda soltanto ciò che il destinatario vede. Un pixel di apertura introduce una risorsa remota; il click tracking può aggiungere redirect e domini intermedi; ogni link crea inoltre un'azione alternativa alla risposta.

Le evidenze pubbliche non permettono di assegnare una penalizzazione universale a ogni link. Per il primo contatto, però, una scelta prudente è zero link quando il destinatario può semplicemente rispondere, oppure un solo link quando costituisce una prova realmente utile.

Più elementi non significano più credibilità. Sito, calendario, case study, video, profili social e allegati tutti nella stessa prima email aumentano soprattutto attrito e dispersione.

Non è “plain text sempre”: è il formato giusto nel momento giusto

L'HTML non è inutile. È semplicemente più adatto ad alcuni momenti della relazione che ad altri.

Cold / relazione non avviata
Primo contatto: plain text o minimal HTML molto leggero
Follow-up: continuità con il formato e il tono iniziali
Obiettivo: ottenere risposta e aprire la conversazione
Warm / relazione già presente
Lead ingaggiato: firma e link possono diventare più utili
Nurturing: HTML semplice quando aiuta a strutturare il contenuto
Newsletter/clienti: branding e visual quando sono attesi

Il criterio non dovrebbe essere “quanto possiamo rendere bella l'email?”, ma “quale formato riduce attrito e aumenta la chiarezza in questa fase della relazione?”

Gli errori più comuni

Usare il template marketing per qualsiasi messaggio

Newsletter, DEM, nurturing e cold outreach vengono spesso trattati come se fossero varianti dello stesso canale. Non lo sono. Nel primo caso il destinatario ha spesso già un rapporto con il brand; nel secondo stiamo cercando di costruirlo.

Confondere professionalità e design

Logo, colori e pulsanti possono rendere una campagna coerente con il brand, ma non rendono automaticamente professionale un primo contatto. Nel cold outreach la professionalità emerge soprattutto da qualità della ricerca, precisione del messaggio e rispetto del tempo del destinatario.

Attribuire tutti i problemi di deliverability al formato

Un messaggio plain text inviato da un dominio con cattiva reputazione, a indirizzi non verificati e con comportamenti di invio problematici non diventa sicuro solo perché non contiene HTML.

Misurare soltanto l'open rate

L'open rate è sempre meno affidabile come metrica isolata: pixel, proxy, prefetch dei sistemi di sicurezza e protezioni della privacy possono registrare aperture automatiche oppure impedire di osservare aperture reali.

Per valutare una campagna cold sono più utili reply rate, positive reply rate, meeting rate, bounce, complaint e opt-out. L'apertura può restare un indicatore diagnostico secondario, ma non dovrebbe diventare l'obiettivo da ottimizzare.

Perché oggi privilegiamo email semplici in Outreach AI

Nel nostro Outreach AI il messaggio non nasce da un template grafico. Parte dal prospect: azienda, ruolo, contesto, segnali disponibili, storico della sequenza e conoscenza dell'azienda che sta effettuando il contatto.

La scelta di un formato semplice è coerente con questo modello. Se abbiamo investito lavoro per capire perché stiamo scrivendo proprio a quella persona, vogliamo che il messaggio venga percepito per il suo contenuto, non come una creatività pubblicitaria.

Il formato deve lasciare spazio al contesto, non sostituirlo.

Questo non significa che non useremo mai HTML o che il prodotto debba rimanere tecnicamente vincolato al plain text. Significa che oggi, nel cold outreach, la nostra scelta di default è deliberatamente text-first. Se il destinatario diventa un lead warm, oppure il caso d'uso richiede visual, documentazione o branding più strutturato, il formato può cambiare.

Il principio resta lo stesso: la tecnologia deve adattarsi alla fase della relazione, non il contrario.

Scopri come funziona Outreach AI

Sequenze multi-step e multicanale costruite sul contesto del prospect, con autonomia configurabile e passaggio al commerciale quando nasce una risposta reale.

Scopri di più →
Domande frequenti

Nel primo contatto B2B conviene spesso privilegiare messaggi molto semplici, vicini a una normale email one-to-one. Non perché l'HTML sia intrinsecamente penalizzato, ma perché template grafici, immagini, tracking e molti link aggiungono complessità tecnica e possono far percepire il messaggio come comunicazione marketing anziché come conversazione personale.

Non esiste una regola universale secondo cui HTML significa spam. Google accetta email HTML purché correttamente formattate, e la deliverability dipende anche da autenticazione, reputazione, spam rate, qualità dei dati e comportamento di invio. Nel cold outreach alcuni dati osservazionali mostrano però performance peggiori per campagne HTML: è quindi una variabile che vale la pena testare.

È un messaggio tecnicamente HTML ma visivamente simile a una normale email personale: testo, pochi link realmente utili, eventuale firma semplice, niente banner, layout grafici, immagini decorative o pulsanti promozionali. È diverso sia dal plain text puro sia da un template marketing.

L'HTML strutturato è adatto quando il destinatario conosce già il brand o si aspetta una comunicazione marketing: newsletter opt-in, nurturing, comunicazioni a clienti, contenuti visuali o campagne nelle quali il design aiuta davvero a comprendere l'offerta.

Perché il primo obiettivo del cold outreach non è mostrare il brand attraverso il design, ma aprire una conversazione rilevante. Privilegiamo quindi messaggi leggeri e personali, costruiti sul contesto del prospect, lasciando branding e formati più ricchi ai momenti in cui aggiungono valore.

Fonti e note metodologiche

Hunter.io — “Is HTML Harming Your Cold Email Deliverability?” (2026). Analisi osservazionale su 2,2 milioni di cold email inviate dagli utenti Hunter nel 2025. L'articolo riporta nella sezione dati un bounce medio HTML +652% rispetto al plain text e specifica esplicitamente che non si tratta di un A/B test controllato. Fonte →
HubSpot — “Plain Text vs. HTML Emails: Which Is Better?” (agg. 2025). Test A/B su email marketing e analisi su oltre mezzo miliardo di email. La fonte distingue deliverability e performance e segnala risultati migliori per design più semplici; le varianti definite “plain text” mantenevano comunque alcune funzioni HTML di tracking. Fonte →
Google — Email sender guidelines. Linee guida ufficiali su autenticazione, spam rate, standard dei messaggi e formattazione delle email HTML. Fonte →
Backlinko / Pitchbox — analisi di 12 milioni di outreach email. Dataset osservazionale utilizzato per confrontare personalizzazione, reply rate e altre caratteristiche delle campagne. La correlazione non dimostra che la personalizzazione, isolatamente, causi l'incremento osservato. Fonte →
Hunter — State of Email Outreach 2026. Benchmark di piattaforma sulle campagne inviate nel 2025; utile per reply, bounce, dimensione delle sequenze e differenze fra finalità. I dati sono osservazionali e vanno letti nel contesto del tipo di outreach.
Microsoft Learn — MIME e deliverability. Documentazione ufficiale sui messaggi MIME con contenuto plain text, HTML o alternativo e raccomandazioni per mantenere semplice la struttura delle email. MIME →  ·  Deliverability →
Leggi anche

La discussione è aperta.

Facci sapere cosa ne pensi.

Scrivici →